01.04.2020 – Rapporti tra procedura di sovraindebitamento e Centrale dei Rischi

In sede di reclamo avverso un’ordinanza di rigetto di un ricorso cautelare (promosso per ottenere la cancellazione/rettifica delle segnalazioni in Centrale dei Rischi prima del completo adempimento degli obblighi assunti con l’Accordo di Composizione della Crisi ex art.9 L. 3/2012) per incompetenza “funzionale” del tribunale adito a favore del giudice investito della procedura di sovraindebitamento, il Tribunale di Treviso ha, da un lato riformato la decisione impugnata in punto di competenza e, dall’altro, confermato il rigetto delle domande attoree in punto di merito.

La decisione merita attenzione proprio sulla questione processuale della competenza, trattandosi di un argomento sul quale scarseggiano i precedenti giurisprudenziali.

Il giudice di prime cure, avendo individuato l’oggetto della controversia nell’interpretazione di un passo dell’Accordo (ossia la locuzione “perfezionamento dell’Accordo”, indicata quale momento generativo dell’obbligo delle banche di procedere alla rettifica delle segnalazioni in C.R.) aveva ritenuto che la competenza a decidere spettasse al giudice investito della procedura, in applicazione dell’art. 13 co. 2 secondo periodo della L. 3/2012 – a mente del quale “sulle contestazioni che hanno ad oggetto la violazione dei diritti soggettivi… decide il giudice investito della procedura”-, in quanto il contrasto interpretativo avrebbe inciso sul diritto soggettivo del ricorrente di ottenere la rettifica delle segnalazioni in sofferenza.

Il Tribunale investito del reclamo, invece, ha precisato che “l’ambito applicativo dell’art. 13 co. 2 L. 3/2012 comprende indubbiamente gli incidenti esecutivi coinvolgenti la “violazione di diritti soggettivi”, ma non può essere esteso fino al punto di attrarre tutte le controversie incidenti sulla posizione giuridica soggettiva di terzi e suscettibili di essere definite con la forza del giudicato” e, pertanto, affermando che il ricorso cautelare proposto investe il rapporto del ricorrente con soggetti (le banche segnalanti) terzi rispetto alla procedura di sovraindebitamento, ha escluso nella fattispecie in esame la competenza “funzionale” del giudice investito della detta procedura.

La decisione del Tribunale del reclamo si pone in linea con quella adottata dal giudice del sovraindebitamento che, interpellato a seguito del rigetto del ricorso cautelare, aveva precisato che “il giudice interviene quando le difficoltà traggano origine da contestazioni che abbiano ad oggetto la “violazione di diritti soggettivi”: ma si tratta pur sempre di un intervento attinente le attività esecutive dell’accordo (ad es. le modalità di vendita dei beni, la liberazione dei beni immobili, la purgazione dei beni venduti) e non di un potere giurisdizionale esteso a tutte le contestazioni che riguardino la posizione del debitore, tanto meno quando il conflitto coinvolga oltre al debitore diritti soggettivi di terzi

Interessante sul punto è anche l’ulteriore precisazione fatta dal giudice della procedura laddove ha chiarito che non si può parlare di una vera e propria questione di “competenza”, perché la normativa sul sovraindebitamento non contiene “riserve di giurisdizione”, né prevede una specifica competenza per materia.

Nel merito, la decisione del Collegio trevigiano risulta estremamente interessante per avere preso posizione su una questione oggetto di orientamenti discorsi: ha, infatti, ribadito e puntualizzato l’esistenza di una dicotomia degli effetti dell’omologa dell’Accordo di Composizione della Crisi, affermando che l’effetto esdebitatorio che deriva dall’omologazione del tribunale rileva solo “sul piano della obbligatorietà per i creditori degli effetti modificativi dell’accordo omologato, che va tenuto distinto dal piano, in questa sede rilevante, dell’efficacia liberatoria per il debitore, la quale consegue non all’omologazione, ma all’effettiva esecuzione dell’accordo”.

A detta conclusione il Collegio è giunto applicando l’omologia dell’accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento con l’istituto concordatario e, quindi, l’analogia tra l’art. 12 L. 3/2012 e l’art. 184 L.F. ed ha escluso, pertanto, che il reclamante possa pretendere la rettifica delle segnalazioni in ragione della falcidia dei crediti conseguente all’omologazione dell’accordo fino a quando quest’ultimo non sarà completamente eseguito

01.04.2020

 Alessandra Rachela

Avvocato