01.04.2020 – Rapporti tra procedura di sovraindebitamento e art. 41 TUB

Complice l’emergenza COVID, anche il Tribunale di Vicenza, con ordinanza 24.03.2020, ha preso posizione in ordine al tema in oggetto, uniformandosi di fatto a quanto già espresso dal Tribunale di Modena in data 01.06.2017.

Nel caso già esaminato dal Tribunale modenese, il creditore procedente era un istituto bancario munito di credito fondiario, il quale, dopo l’apertura della procedura di liquidazione del patrimonio del debitore esecutato, rivendicava il diritto di proseguire la procedura esecutiva.

Come noto l’art. 41 T.U.B., comma 2, recita: “l’azione esecutiva sui beni ipotecati a garanzia di finanziamenti fondiari può essere iniziata o proseguita dalla banca anche dopo la dichiarazione di fallimento del debitore. Il curatore ha facoltà di intervenire nell’esecuzione. La somma ricavata dall’esecuzione, eccedente la quota che in sede di riparto risulta spettante alla banca, viene attribuita al fallimento”.

Secondo il Tribunale di Modena tale norma, essendo di stretta interpretazione ed inapplicabile a fattispecie diverse da quella contemplata nella stessa, va interpretata nel senso che il privilegio processuale ivi disciplinato sia limitato al solo fallimento e non possa essere esteso al sovraindebitamento o ad altre procedure concorsuali (ed effettivamente si ritiene, pacificamente, che si tratti di norma non applicabile, per esempio, al concordato preventivo).

In particolare, nella procedura di liquidazione ex art. 14 quinquies della L. n. 3/2012 l’interferenza con le procedure esecutive individuali è autonomamente disciplinata, senza alcun rinvio a norme della legge fallimentare e senza alcun riconoscimento di deroghe al principio di assoluta prevalenza della procedura di sovraindebitamento. Inoltre, il Tribunale modenese ha precisato che, ove il liquidatore subentri nella procedura esecutiva individuale pendente, posto che il subentro significa sottoposizione alle regole proprie della liquidazione del patrimonio, l’attivo da mettere a disposizione della procedura di sovraindebitamento dovrebbe essere epurato dalle prededuzioni della procedura individuale anteriormente avviata. Il giudice del procedimento esecutivo dovrà, quindi, dar corso alla fase di distribuzione delle somme, in esito alla quale, riconosciuti e pagati i crediti ed i rimborsi ex art. 2770 c.c. (prededuzioni del procedente, compensi del delegato e del custode), metterà l’attivo residuo a disposizione del liquidatore nominato nella procedura di sovraindebitamento. Compiuta la distribuzione, secondo i criteri sopra descritti, il processo esecutivo diverrà definitivamente improcedibile.

Il Tribunale di Modena nella sua decisione richiama, dunque, il principio ormai consolidato in diritto che sancisce l’eccezionalità del privilegio processuale fondiario, il quale è insuscettibile di applicazione analogica.

Il caso esaminato dal Tribunale di Vicenza, invece, vede le parti invertite, nel senso che qui è il debitore, aggiudicato il bene in sede esecutiva, in presenza di una liquidazione del patrimonio aperta ed in corso, a chiedere al Giudice dell’Esecuzione di “dichiarare non applicabile l’articolo 41 TUB, il tutto al fine di rimettere il ricavato dalla vendita e la quantificazione delle spese di procedura nelle mani del liquidatore nominato”.

L’inversione delle parti ha portato il Tribunale di Vicenza a confermare il medesimo principio di diritto già sostenuto dal Tribunale di Modena.

Lo ha fatto con un provvedimento emessa inaudita altera parte, che si avvia verso la necessaria conferma, facendo riferimento, in parte motiva, anche alla necessità di dover – stante la sospensione e conseguente rinvio delle udienze per l’emergenza in corso – dar corso alla fase distributiva, ivi compreso l’incasso del saldo prezzo, laddove la sospensione delle relative operazioni avrebbe causato un eccessivo nocumento sia della procedura esecutiva sia della procedura ex art. 14 ter Legge 3 / 2012.

01.04.2020

 Simona Siotto

Avvocato Cassazionista