NIENTE CTU SE LE ALTERAZIONI DI UN TITOLO BANCARIO NON SONO EVIDENTI

Con sentenza pubblicata in data 24.05.2019 n. 2165 / 2019 il Tribunale di Vicenza (Dott. Campo) torna ad occuparsi del grado di diligenza richiesto ad un Istituto bancario in caso di emissione di assegni falsificati, in quanto compilati e/o posti all’incasso da parte di soggetti non debitamente autorizzati.

Lo fa con una sentenza che definisce la spiacevole vicenda che coinvolgeva un’azienda del vicentino e ben due istituti bancari, presso i quali un dipendente infedele della prima aveva posto all’incasso, nell’arco di cinque anni, assegni di importi variabile, a sé intestati e tratti su conti aziendali.

La sentenza si colloca nel filone giurisprudenziale, ormai consolidato, a tenor del quale “il modello di comportamento del buon banchiere non comporta un inasprimento del concetto di media o normale diligenza, ma la commisurazione di quel canone di normalità allo svolgimento professionale dell’attività bancaria, e consiste in ciò che si può normalmente pretendere da un esaminatore attento e previdente nell’esercizio di tale professione”, considerato che gli impiegati di banca preposti al pagamento degli assegni non sono tenuti “a dotarsi di una solida competenza grafologica, potendosi far loro carico soltanto di non aver rilevato nel titolo pagato difformità morfologiche strutturali della scrittura oppure cancellature visibilmente apparenti o accertabili con media capacità o con normale buon senso”. Negligenza evidentemente non ricorrente nel caso di specie.

Facendo propria tale preliminare impostazione, valorizzando specificamente l’aspetto relativo alla durata delle mansioni, dal 2010 al 2015, elemento questo che ha sicuramente inciso sull’affidamento in buona fede che i due istituiti di credito hanno riposto sulla persona del dipendente, esclude la sussistenza di una qualsivoglia responsabilità delle due banche, basando tale esclusione sulla circostanza che eventuali alterazioni erano rilevabili non ictu oculi, ma solo a fronte di una specifica perizia.

Ed, invero, la parte pretesa danneggiata aveva depositato una complessa perizia grafologica ed aveva basato sulle relative conclusioni tecniche le proprie domande in giudizio.

Il Tribunale di Vicenza afferma, dunque, che proprio l’espletamento di tale perizia conferma il fatto “che l’alterazione della sottoscrizione non fosse immediatamente percepibile da parte degli impiegati dei due istituti di credito convenuti (…). La perizia mostra infatti come l’alterazione sia riscontrabile in particolare attraverso l’esame della “tipologia di sintesi del nome”, caratterizzata dalla dinamica ritmica, dall’indice del curvilineo, dal calibro, dallo stile e dall’indice estetico grafico. (…) Proprio la valorizzazione di questi elementi porta a escludere che l’alterazione fosse immediatamente percepibile secondo l’uso della diligenza richiesta dalle norme, posto che un tipo di indagine di queste dimensioni, quanto ai criteri di accertamento grafonomici e comparativi, risulta oggettivamente incompatibile con il grado di diligenza richiesto dagli artt. 1176 e 1992 c.c”.

Dunque: se l’alterazione di un titolo emerge solo attraverso una perizia…nessuna responsabilità, né contrattuale né extracontrattuale, può essere addebitata all’istituto bancario.

 

 

Simona Siotto

Avvocato Cassazionista