LA RISARCIBILITA’ DEL DANNO DA VACANZA ROVINATA

La vacanza è, solitamente, un piacevole momento riposo, di rigenerazione e di svago.

Purtroppo, e non di rado, accade però che il viaggio si trasformi in un vero e proprio incubo: camere d’albergo fatiscenti, servizi scadenti, cibo pessimo, offerte turistiche fantasma.

Si parla in tutti questi casi di “vacanza rovinata”, espressione che è entrata ormai nel linguaggio e nel sentire comune, anche se non sempre si sa esattamente di cosa si sta parlando. Cerchiamo quindi di fare maggiore chiarezza sul punto, spiegando cos’è realmente il c.d. “danno da vacanza rovinata”, quando sussiste, chi può richiederlo, contro chi bisogna agire e cosa occorre provare.

Sostanzialmente, il danno da vacanza rovinata viene inteso come il disagio psicofisico da mancata realizzazione di una vacanza programmata; pregiudizio al benessere psicologico e materiale che il turista soffre per non aver potuto godere, in tutto o in parte, di tale momento quale occasione di riposo e ristoro delle proprie energie (c.d. “emotional distress”).

Tale tipologia di danno, per elaborazione giurisprudenziale e dottrinale, è compreso in uno dei “casi previsti dalla legge” cui si riferisce l’art. 2059 c.c. per la risarcibilità del danno non patrimoniale. Naturalmente non tutti i pregiudizi possono essere risarciti ma solo quelli che superino una soglia minima di tolleranza ex art. 1455 c.c., secondo la valutazione del Giudice di merito.

Solo a titolo esemplificativo, configurano il danno da vacanza rovinata: la mancata partenza dell’aereo e/o l’eccessivo ritardo nelle partenze stesse; lo smarrimento, la ritardata consegna o il danneggiamento dei bagagli; la mancanza dei servizi essenziali negli alloggi (acqua, corrente elettrica ecc.) e la mancanza degli altri servizi previsti in contratto; le caratteristiche dei luoghi e degli alberghi diverse rispetto a quelle prospettate al cliente: in generale i disservizi imputabili a negligenza dell’organizzatore del viaggio e, quindi, da questi evitabili.

In tutte queste ipotesi il turista/consumatore gode di una specifica tutela accordata dal Codice del Turismo che all’art. 47 stabilisce che “Nel caso in cui l’inadempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico non sia di scarsa importanza ai sensi dell’art. 1455 c.c., il turista può chiedere, oltre e indipendentemente dalla risoluzione del contratto, un risarcimento del danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilità dell’occasione perduta” .

Tale normativa ha individuato le cause che possono dar luogo al danno da vacanza rovinata e specificato alcuni aspetti importanti riguardanti il risarcimento:

– la causa del danno deve essere l’inadempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico;

– l’inadempimento in questione non deve essere di scarsa importanza;

– il danno da vacanza rovinata deve essere calcolato considerando il tempo di vacanza inutilmente trascorso e l’irripetibilità dell’occasione perduta.

Parimenti, anche lo stesso D.Lgs 206/2005 (Codice del Consumo) prevede all’art. 93 la tutela del consumatore/viaggiatore in caso di disservizio da parte dell’operatore turistico.

Pertanto, dinanzi ai disagi subiti in vacanza come ci si può tutelare?

Innanzitutto è utile provare a far valere le proprie ragioni direttamente sul posto di vacanza, formulando un reclamo al rappresentante locale del tour operator. Qualora ciò non fosse possibile, una volta rientrato a casa, e comunque non oltre dieci giorni, il consumatore può denunciare, per iscritto e tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, al tour operator l’inesatto adempimento e le difformità dagli standard qualitativi del servizio promessi e/o pubblicizzati e chiedere quindi un indennizzo.

Quanto ai termini per agire in giudizio, il turista potrà far valere le sue ragioni nei confronti del tour operator entro tre anni dal rientro nel luogo di partenza per i danni alla persona, mentre, in tema di inadempimento delle prestazioni di trasporto comprese nel pacchetto, il termine è di diciotto o dodici mesi a seconda che il trasporto inizi o si concluda in Europa o fuori. Per i danni patrimoniali diversi da quelli alla persona (le spese aggiuntive, ad esempio, sostenute per i disservizi subiti) la domanda dovrà invece essere presentata entro un anno dal rientro.

Sarà poi sufficiente provare l’inadempimento dell’operatore turistico perché l’onere probatorio in capo al viaggiatore possa dirsi assolto. L’attore potrà allegare gli elementi di fatto indicanti l’esistenza e l’entità del pregiudizio sofferto: fotografie, filmati e testimonianze saranno un valido strumento per dimostrare i disservizi che si denunciano.

Avv. Valentina Silvestri