La prededuzione del credito del professionista attestatore di un piano di concordato

Il Tribunale di Vicenza torna a pronunciarsi in materia di pretesa prededuzione del credito vantato da un professionista, attestatore di un piano concordatario, cui non sia seguito il deposito del piano stesso, sfociato in fallimento.

Con decreto in data 8.10.2018 rigetta il ricorso in opposizione allo stato passivo promosso dal professionista e ribadisce il principio per il quale “i crediti dei professionisti incaricati in relazione al deposito di una domanda per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo rientrano nella fattispecie di cui all’art. 111 l.f. solo quando la prestazione svolta abbia effettivamente condotto, ancor prima che all’ammissione, alla presentazione di una proposta concordataria: ove – come nella specie – non sia stato depositato alcun ricorso ex art. 161 l.f. non vi è spazio per valutare la funzionalità della prestazione alla procedura concordataria, non essendoci proprio stata una siffatta procedura”.

La questione è nota e concerne, in linea generale, la riconoscibilità della pre-deduzione ai crediti professionali, tema oggetto di ampia discussione, sia dottrinaria che giurisprudenziale, anche in relazione all’evoluzione testuale dell’art. 111, 2 comma, l.f.

In particolare, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22450/2015, ha ribadito che “la funzionalità (ovvero la strumentalità) delle prestazioni va valutata in relazione alla procedura concorsuale in vista delle quali esse sono svolte (cfr. Cassazione nn. 5098/014; 8958/2014)”; il decreto di rigetto qui in commento, dunque, si pone in linea con tale orientamento – peraltro prevalente – consentendo di affermare pacificamente che diventa difficile ragionare in termini di esclusione del requisito di prededucibilità, una volta che l’impresa sia stata ammessa al concordato: è evidente, dunque, che laddove invece la società non solo non sia stata ammessa, ma per sua scelta o impossibilità di prosecuzione non abbia nemmeno depositato il piano concordatario, i requisiti di strumentalità e/o funzionalità ex art. 111, 2 comma, l.f. vanno a priori esclusi.

Vedremo il prosieguo, perché tale decreto è stato impugnato in Cassazione.

Avv. Simona Siotto