In ragione del principio del favor del diritto di difesa e di contraddittorio

Il Tribunale di Vicenza, con la recentissima sentenza n. 1728 del 26 luglio scorso, pronunciata a definizione di un procedimento qualificato come opposizione agli atti esecutivi, si è espressa sulla questione  dell’eccepita nullità della citazione per assoluta genericità ed indeterminatezza della domanda (ex art. 163 n. 3 cpc) in quanto costruita con una serie di rimandi ad altra citazione in opposizione a precetto prodotta documentalmente, riaffermando uno dei principi cardine del nostro ordinamento costituzionale e processuale, ossia il principio del favor del diritto di difesa e di contraddittorio.

Giova premettere che la nullità della citazione si produce, a norma dell’art. 164 cpc, comma 4, solo quando il petitum sia stato del tutto omesso o sia assolutamente incerto, oppure quando manchi del tutto l’esposizione dei fatti costituenti la ragione della domanda.

Nel valutare la conformità dell’atto al modello legale, l’identificazione dell’oggetto della domanda va, peraltro, operata avendo riguardo all’insieme delle indicazioni contenute nell’atto di citazione e dei documenti ad esso allegati, producendosi la nullità solo quando, all’esito della predetta valutazione, l’oggetto risulti “assolutamente” incerto. Ma occorre anche tener conto che quest’ultimo elemento deve essere vagliato in coerenza con la ragione ispiratrice della norma, che impone all’attore di specificare sin dall’atto introduttivo, a pena di nullità, l’oggetto della sua domanda; ragione che risiede nell’esigenza di porre immediatamente il convenuto nelle condizioni di apprestare adeguate e puntuali difese (prima ancora di offrire al giudice l’immediata contezza del thema decidendum), con la conseguenza che non può prescindersi, nel valutare il grado d’incertezza della domanda, dalla natura del relativo oggetto e dalla relazione in cui, con esso, si trovi eventualmente la controparte: se tale, cioè, da consentire, comunque, un’agevole individuazione di quanto l’attore richiede e delle ragioni per cui lo fa, o se, viceversa, tale da rendere effettivamente difficile, in difetto di maggiori specificazioni, l’approntamento di una precisa linea di difesa (cfr. già, in tal senso, Cass. N. 17023 del 2003 e n. 27670 del 2008).

Giova altresì precisare che la nullità dell’atto di citazione può essere dichiarata soltanto in situazioni nelle quali l’incertezza investe l’intero contenuto dell’atto.

Nella sentenza in parola il Giudice ha affermato come la tecnica della relatio utilizzata con riguardo all’attività assertiva contenuta nella citazione comporti la nullità della stessa: “La citazione costruita con una serie di rimandi ad altro atto di citazione (in opposizione a precetto) non può conferire determinatezza alla citazione medesima, non essendo ammissibile la narrativa per relationem.  L’atto introduttivo così costruito è eccessivamente generico, con assoluta indeterminatezza dell’oggetto della domanda (ex art. 163 co. 3 c.p.c.), il che comporta la nullità dello stesso. Il generico contenuto dell’atto introduttivo non è quindi compensato dall’allegazione dell’atto di citazione in opposizione all’atto di precetto di cui al documento prodotto”.

In proposito le indicazioni provenienti dalla giurisprudenza di legittimità sono relativamente contrastanti, poiché da un lato si ammette pacificamente che per individuare il quadro delle allegazioni rilevanti possa farsi riferimento anche ai documenti prodotti con l’atto introduttivo, mentre dall’altro lo si nega in funzione delle esigenze difensive del convenuto; siccome cioè quest’ultimo deve poter approntare la sua difesa immediatamente (senza attendere il deposito dei documenti allegati alla citazione), l’attore non potrebbe svolgere le allegazioni di fatto rimandando per relationem alle produzioni documentali.

Se, dunque, non vi è un quadro interpretativo sicuro e ben definito in tema di allegazioni svolte per relationem, di certo le produzioni documentali svincolate da qualsivoglia allegazione e indicazione negli scritti difensivi vanno considerate tamquam non esset.

Il problema è tutt’altro che teorico, poiché non di rado succede di imbattersi in produzioni documentali di parte attrice la cui concreta valenza probatoria in rapporto al tema cognitivo non è adeguatamente illustrata negli scritti difensivi e/o correlata allo scopo perseguito in ragione dell’oggetto del processo, il tutto in violazione delle esigenze difensive del convenuto.

La lettura costituzionalmente orientata data dal Tribunale di Vicenza agli articoli del codice di procedura civile in materia trova conferma in una pronuncia della Corte di Cassazione nella quale, in relazione ad una fattispecie di deduzione in giudizio di un diritto eterodeterminato quale quello nel caso di specie, si legge che “vertendo su diritti di credito, vale a dire su diritti cosiddetti eterodeterminati, richiede l’esatta individuazione del petitum  e della causa petendi attraverso una corretta ed esaustiva esposizione dei fatti posti a sostegno della domanda – La “ratio” della norma è evidente, risiedendo nell’esigenza di porre il convenuto nella necessità di apprestare le proprie difese sulla base del contenuto dell’atto di citazione, prima ancora della produzione documentale da parte dell’attore che avviene successivamente, ai sensi dell’art. 165 cpc, al momento della sua costituzione con finalità meramente probatorie” (Cass. n. 29241/2008).  

Con tale decisione il Tribunale vicentino ha voluto riaffermare il principio del favor del diritto di difesa e di contraddittorio. Nel caso in cui fosse stata accolta una interpretazione di segno contrario, la convenuta opposta avrebbe infatti subito una grave compressione del proprio diritto di difesa in quanto, mancando ogni indicazione dei fatti posti a fondamento dell’opposizione, non avrebbe potuto contestarli ed assolvere all’onere probatorio dei fatti costitutivi della propria pretesa creditoria

 

 Simona Siotto

Avvocato Cassazionista

 

 Ilaria Margherita Piva

Avvocato