02.04.2020 – Dichiarazione di inefficacia degli atti dispositivi compiuti in danno dei creditori della società fallita

Gli amministratori di una società fallita si sono resi responsabili di alcune attività che hanno danneggiato la massa dei creditori.

Per l’accertamento delle responsabilità il Curatore ha proceduto giudizialmente, in quanto gli amministratori si erano spogliati di tutti i loro beni immobili costituendo e conferendo i beni in una Newco.

Sussistono tutte le condizioni richieste dall’art. 2901 c.c. per l’esperimento dell’azione revocatoria e la conseguente dichiarazione di inefficacia di tali atti nei confronti dei creditori: il credito del fallimento, l’eventus damni, la scientia damni; inoltre, le operazioni sono state effettuate nel quinquennio dalla data di fallimento (dichiarato nel 2016).

Il Tribunale di Vicenza, con sentenza n. 2339/2019 pubbl. il 08/11/2019 ha accolto la tesi del Fallimento attore.

In particolare, gli atti dispositivi, posti in essere nel 2013, devono ritenersi successivi al sorgere del credito risarcitorio in capo alla Curatela, in conseguenza delle singole condotte addebitate agli ex amministratori, tutte risalenti ad epoca precedente.

L’elemento psicologico richiesto per l’esercizio della revocatoria ordinaria è quindi quello della c.d. scientia damni (art. 2901, n. 1 c.c) ovvero “la conoscenza, cui va equiparata la conoscibilità, nel debitore del pregiudizio che l’atto arreca alle ragioni del creditore” (sentenza n. 595/2017 Sent. Trib. Vicenza), innegabilmente ricorrente nel caso di specie, se si considera che i convenuti furono, appunto, amministratori della società fallita fino al fallimento; essi, pertanto, erano di certo consapevoli di aver causato, con il proprio agire, ingenti danni alla società, nel momento in cui decisero di spogliarsi dei propri beni a favore della XXX s.n.c., ovvero ad una newco sempre a loro stessi riconducibile.

Sicchè, la compravendita ed il conferimento immobiliare, parimenti alla costituzione della xxx s.n.c., di pochi mesi precedente, rappresentano invero operazioni da contestualizzare in un unico disegno, con il quale i convenuti hanno tentato di immunizzarsi dal rischio di azioni esecutive da parte del ceto creditorio.

A distanza poi di appena un anno dal compimento degli atti dispositivi, la società in seguito fallita si determinò a presentare domanda di concordato preventivo, a fronte, quindi, di una situazione critica conclamata dagli stessi amministratori.

Appare perciò assai credibile che i convenuti avessero deciso di rendersi incapienti proprio in previsione del prossimo dissesto della società e delle iniziative giudiziarie che la Curatela avrebbe potuto intraprendere, come poi avvenuto puntualmente.

Come noto, il presupposto in esame è costituito dalla consapevolezza, da parte del terzo, del pregiudizio che l’atto arreca alle ragioni del creditore. Il terzo è la XXX s.n.c., società partecipata dagli stessi amministratori della Fallita.

In conclusione, il Tribunale ha:

ACCERTATO i presupposti di cui all’articolo 2901 c.C.;

DICHIARATO e accertato l’inefficacia nei confronti della Curatela del Fallimento, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2901 c.c., dell’atto redatto dal notaio con i quali sono stati trasferiti in capo alla XXX snc i seguenti beni immobili;

ORDINATO al Conservatore di eseguire la formalità di legge del presente provvedimento;

CONDANNATO parte convenuta a rimborsare parte attrice le spese processuali sostenute nel giudizio.

02.04.2020

 Alessandro Caldana

Dottore Commercialista e Revisore Legale