Il provvedimento di assegnazione della casa familiare nel panorama della c.d. “famiglia allargata”

E’ noto come la ratio del provvedimento di assegnazione della casa familiare è quella di tutelare la serenità dei minori di proseguire a vivere ove sono nati e cresciuti ed ove i detti minori riconoscono in senso ampio il concetto di “casa”, di nido, di proprio habitat.

E’ altrettanto noto come solo la ricorrenza di tale indefettibile presupposto, cui si attribuisce valore di elemento tipico della fattispecie dell’assegnazione, consentirebbe, perciò, la compressione degli ordinari diritti di proprietà o godimento dell’altro coniuge, dal che l’impossibilità per il giudice della separazione o del divorzio (che può fare solo quello che gli è espressamente consentito dalla legge) di far leva su altri parametri alternativi o concorrenti, pena la violazione del principio di legalità. In altri termini, solo l’interesse dei figli a non subire ulteriori cambiamenti dovuti alla crisi familiare e solo l’interesse dei figli a conservare un minimo di continuità e regolarità di vita sono gli unici motivi che possono spingere a sacrificare (limitare) il diritto di proprietà.

Se questa è la ratio della norma, non si può pretenderne l’applicazione atomistica laddove la ratio non sussiste, finendo altrimenti di stravolgere, in modo tautologico, lo stesso senso della norma codicistica.

Ma cosa succede se nella stessa casa si siano succeduti nuclei familiari differenti, aventi in comune uno dei genitori? E’ il caso di una coppia che si spacchi, da cui siano nati uno o due figli, e che poi veda uno dei genitori, rimasto a vivere in quello stesso immobile, che costituisca un nuovo nucleo con altra persona, e con questa abbia, a sua volta, uno o altri figli.

In questa vicenda sono in ballo vari, ed ugualmente importanti, diritti costituzionalmente garantiti: i figli, legittimi e naturali, che oggi in Italia hanno tutti gli stessi identici diritti, costituzionalmente garantiti; parimenti il diritto dei genitori, altrettanto costituzionalmente garantito, si rifarsi una vita, di avere altri figli, e di assicurare a questi ultimi quantomeno la stessa serenità dei figli nati dal precedente matrimonio.

Una situazione del genere, peraltro, è già stata affrontata dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18863 del 21 settembre 2011, la quale ha risolto la disputa in ordine all’assegnazione della casa familiare contesa rammentando che “L’articolo 155 quater del codice civile stabilisce che il “godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli” e dev’essere inteso nel senso che i figli, i quali già subiscono il distacco fra i genitori, non devono essere privati dell’ambiente domestico in cui sono vissuti con loro. A nulla rileva che si tratti di figli legittimi o naturali. Nel caso di specie, il figlio da tutelare era quello nato dall’unione fra il signor G. e la signora P. che era sempre vissuto nell’immobile di proprietà del padre. Infatti, i tre figli nati dal precedente matrimonio di G. con D. da tempo non vivevano nell’ex casa coniugale; quanto alla bambina che G. aveva avuto dall’ultima compagna, in quella casa non era mai vissuta”.

Nella stessa direzione il Tribunale di Vicenza, con recente ordinanza del Dott. Genovese, che ha ribadito come, in sede di assegnazione della casa familiare, vada valutato l’effettivo interesse dei minori, in un’ottica di contemperamento anche temporale, sicché, qualora i minori nati dal primo matrimonio abbiano smesso, anche in una valutazione di mera prevalenza, di vivere nella casa oggetto della discordia, non può nemmeno ritenersi che il provvedimento di assegnazione sia effettivamente a loro tutela, con la conseguenza che va giuridicamente data prevalente tutela al diritto – attuale e confermato dalla residenza anagrafica e dal domicilio elettivo – dei minori più piccoli anagraficamente, siano essi legittimi o naturali.

In altre parole: quando un immobile costituisca casa familiare di più nuclei che si susseguono, la casa familiare andrà assegnata agli ultimi minori che ivi abbiano domicilio e collocamento.

Avv. Simona Siotto