Addebitabilità della separazione coniugale

Il Tribunale di Vicenza torna a pronunciarsi sull’addebitabilità della separazione coniugale e lo fa con una sentenza (la n. 2827/2018 pubblicata in data 4.12.2018) interessante sotto due profili.

In primo luogo sotto il profilo processuale.

Il caso in esame, infatti, frutto di un’annosa vicenda processuale durata oltre 7 anni, vedeva la contemporanea pendenza presso il Tribunale sia della causa di separazione sia della causa di scioglimento degli effetti civili del matrimonio, pendenza oggi notoriamente ammissibile in presenza di sentenza parziale di separazione, dopo l’entrata in vigore della Legge 55 / 2015.

Il Tribunale di Vicenza, nel caso in esame, dopo aver premesso che “la pronuncia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, operando ex nunc dal momento del passaggio in giudicato, non comporta la cessazione della materia del contendere nel giudizio di separazione personale che sia iniziato anteriormente e che sia tutt’ora in corso, ove esista l’interesse di una della parti alla operatività della pronuncia e dei conseguenti provvedimenti patrimoniali, come nel caso in cui permanga quello alla definitiva regolamentazione dell’assegno di mantenimento fino alla cessazione del lavorativo obbligo” ha ritenuto di risolvere nel senso della cessazione della materia del contendere i profili già oggetto di provvedimenti presidenziali nella causa di divorzio.

La soluzione processuale così prescelta appare assolutamente condivisibile, stante l’autonomia dei provvedimenti presidenziali assunti dal Giudice del divorzio e la loro efficacia nel tempo.

Il secondo profilo, di ampio respiro, concerne invece il profilo dell’addebito della separazione, nel caso di specie posto a carico della moglie per violazione del dovere di fedeltà coniugale ex art. 143 c.c.

La sentenza non è particolarmente innovativa, ma il Tribunale di Vicenza ben coglie l’occasione di questa pronuncia per riepilogare gli onere probatori rispettivamente a carico delle parti in causa, rammentando in primo luogo che “l’obbligo di fedeltà coniugale costituisce oggetto di una norma di condotta imperativa, la cui violazione, specie se attuata attraverso una stabile relazione extraconiugale, determina normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza e costituisce, di regola, causa della separazione personale, addebitabile al coniuge che ne è responsabile, sempre che non si constati la mancanza di un nesso di causalità tra l’infedeltà e la crisi coniugale, mediante un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, da cui risulti la preesistenza di una rottura già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale”.

Il Tribunale ricorda, così, che “grava sulla parte che richieda, per inosservanza dell’obbligo di fedeltà, l’addebito della separazione all’altro coniuge, l’onere di provare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza, mentre è onere di chi eccepisce l’inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, e quindi l’infedeltà nella determinazione dell’intollerabilità della convivenza, provare le circostanze su cui l’eccezione si fonda, vale a dire l’anteriorità della crisi matrimoniale all’accertata infedeltà.

Avv. Simona Siotto